20 anni dell'AAFG / 20 years of the AAFG
"OPERATION ECHO" - Forze Canadesi ad Aviano
Il conflitto nella ex Jugoslavia ha coinvolto i CF-18 Hornet canadesi in teatro due volte: la prima per un deployment (Operazione Mirador) nel periodo agosto – novembre 1997 per i pattugliamenti aerei di supporto alle operazioni della NATO in Bosnia-Erzegovina e di nuovo da fine giugno 1998 fino alla fine di dicembre 2000 (Operazione Echo).Operazione Echo è il nome in codice assegnato dalle Forze canadesi alle proprie attività aeree durante la guerra del Kosovo. La Canadian Armed Forces a sostegno della Operazione Allied Force hanno operato da Aviano Air Base compiendo le missioni di bombardamento sui Balcani. Operazione ECHO è iniziata nel giugno 1998, quando il Canada ha inviato sei CF-18 aerei da caccia Hornet e circa 125 unità di personale dell'Aeronautica ad Aviano per facilitare il rispetto di una no-fly zone nella regione dei Balcani a sostegno della Forza di stabilizzazione della NATO (SFOR) e Kosovo force (KFOR) e per preparare la campagna aerea della NATO di 79 giorni sulla Jugoslavia, che ha avuto luogo tra marzo e giugno 1999. Durante questa campagna, in cui i piloti canadesi hanno effettuato missioni di combattimento per la prima volta dopo la guerra di Corea, sono stati coinvolti complessivamente più di 300 unità di personale e diciotto caccia CF-18 Hornet, la maggior parte dei quali provenienti dal 3° Wing (Bagotville, Quebec), e 4°Wing (Cold Lake, Alberta). Quando Operazione ECHO si è conclusa il 21 dicembre 2000, la forza del contingente canadese si è attestato a circa 120 unità di personale dell'Aeronautica e sei caccia CF-18 Hornet e il ritorno in Canada è iniziato nel gennaio 2001. Durante la campagna il contingente aereo canadese ha partecipato sia a missioni terra aria che aria-aria. Il velivolo ha volato il 10 per cento delle sortite d'attacco della NATO, nonostante rappresentasse una percentuale molto inferiore delle forze coinvolte. I piloti canadesi hanno volato 678 missioni di combattimento: 120 difensive di scorta e aria-aria per i pacchetti strike alleati e 558 missioni di bombardamento con un totale di 2577 ore di volo in combattimento. I CF-18 hanno sganciato un totale di 397 PGM (Precise Guided Munition) e 171 di bombe a caduta libera su una vasta gamma di obiettivi inclusi i siti di missili terra-aria, aeroporti, ponti e aree di stoccaggio del combustibile. La flessibilità di un caccia multi-ruolo come il CF-18 è diventata evidente durante questo conflitto. Mentre la maggior parte del contributo canadese si è concentrata sul ruolo di bombardamento aria-terra con munizioni a guida di precisione, i piloti canadesi hanno anche effettuato missioni di combattimento nel ruolo aria-aria (Air Patrol). Anche durante le missioni di bombardamento, tutti i CF-18 erano armati sia con missili aria-aria Sidewinder e Sparrow che hanno rappresentato una reale capacità di autodifesa. Ci sono state poche occasioni in cui, di ritorno da una missione di bombardamento, caccia canadesi sono stati invitati a rientrare nuovamente nello spazio aereo serbo per verificare la presenza di attività aria-aria nemica. Sono state così effettuate sortite aria-aria e aria-terra nel corso della stessa missione. I piloti canadesi dei CF-18 hanno dimostrato di essere pienamente in grado di svolgere entrambi i ruoli, a differenza di altre forze aeree della NATO. I CF-18 canadesi presenti ad Aviano erano dotati di un targenting pod a guida laser AN/AAS-38B NITE Hawk per consentire al CF-18 di guidare con precisione l’armamento aria-terra. Il NITE Hawk veniva montato sul lato sinistro del CF-18 ed è stato utilizzato durante l'Operazione Echo. Il pod era una scelta ovvia al momento delle operazioni. Un piccolo numero del modello iniziale dell’ AAS-38 era stato testato da F/A-18 dell’ US Navy durante la prima Guerra del Golfo e il NITE Hawk è stato considerato uno dei migliori targeting pod di 'seconda generazione'. L'Associazione AAFG con il sostegno del PAO della base aerea di Aviano, ha visitato numerose volte il distaccamento canadese durante l'Operazione ECHO. Le visite sono state sempre di rilievo per la disponibilità e gentilezza dimostrata dal personale canadese. Ovviamente l'oggetto di maggiore interesse nel corso delle visite è stato il CF-18 Hornet che è stato possibile esaminare nella sua piena configurazione operativa.
"OPERATION ECHO" - Canadian Forces in Aviano
The conflict in the former Yugoslavia brought Canadian CF-18s into theatre twice: first for a deployment (Operation Mirador) during August – November 1997 for air patrols supporting NATO peacekeepers in Bosnia and Herzegovina, and again from late June 1998 until late December 2000 (Operation Echo). Operation Echo was the codename given by the Canadian Forces for its air activities during the Kosovo War. In support of the NATO Operation Allied Force Canadian aircraft based at Aviano Air Base in northeastern Italy flew bombing missions over the Balkans. Operation ECHO began in June 1998 when Canada sent six CF-18 Hornet fighter aircraft and approximately 125 Air Force personnel to Aviano, Italy, to help enforce a no-fly zone in the Balkan region in support of the NATO Stabilization Force (SFOR) and Kosovo Force (KFOR), and to prepare for the 79-day NATO air campaign over Yugoslavia, which took place between March and June 1999. During that campaign, in which Canadian pilots flew combat missions for the first time since the Korean War, Operation ECHO peaked at more than 300 Canadian Forces personnel and eighteen CF-18 Hornet fighters, most of them from 3 Wing (Bagotville, Quebec) and 4 Wing (Cold Lake, Alberta). When Operation ECHO ended on December 21, 2000, the strength of the Canadian contingent stood at about 120 Air Force personnel and six CF-18 Hornet fighters, and the return to Canada began in January 2001. During the campaign the Canadian air contingent participated in both the air-to-ground and air-to-air roles. The aircraft conducted 10 percent of the NATO strike sorties despite deploying a much smaller percentage of the overall forces. Canadian pilots flew 678 combat sorties: 120 defensive counter-air escorts for Allied strike packages and 558 bombing strikes during 2,577 combat flying hours. CF-18s dropped a total of 397 PGMs and 171 free-fall iron bombs on a wide variety of targets including surface-to-air missile sites, airfields, bridges and fuel storage areas. The flexibility of a multi-role fighter such as the CF-18 became readily apparent during this conflict. While most of the coverage of the Canadian contribution has focused on the air-to-ground bombing role with precision-guided munitions, Canadian pilots also flew combat missions in the air-to-air, Combat Air Patrol role. Even during the bombing missions, all CF 18s were armed with both Sidewinder and Sparrow air-to-air missiles, which provided a potent selfdefence capability. There were a few occasions when, returning from a bombing mission, Canadian fighters were asked to divert back into Serbian airspace as air-to-air fighters to investigate enemy air activity. Thus, air-to-air and air-to-ground tasking on the same mission. Canadian CF-18 pilots proved to be fully capable in both roles, unlike some of the other NATO air forces. Canadian CF-18 were equipped with AN/AAS-38B NITE Hawk laser targeting pods to allow the CF-18 to deliver precision guided munitions. The NITE Hawk was carried on the CF-18's portside 'shoulder' station. The AAS-38B was used during Operation Echo. The NITE Hawk was an obvious choice at the time. A small number of early model AAS-38s had been trialed by US Navy F/A-18s during the first Gulf War. And the NITE Hawk was considered one of the better 'second-generation' targeting pods. The Association AAFG with the support of the P.A.O. of Aviano air base, visited numerous times the Canadian detachment during Operation ECHO. The visits were always notable for their helpfulness and kindness of the staff in Canada. Obviously the object of interest during the visits was the CF-18 Hornet that it was possible to examine in its full operational configuration.

